L’indagine Park Litter di Legambiente misura il fenomeno con i transetti. A Napoli i filtri di sigaretta sono il 52 per cento di tutto il rifiuto disperso.
Il fatto
Nei 65 parchi urbani pubblici di 29 città monitorati da Legambiente, tra il 13 settembre 2025 e il settembre 2026, sono stati raccolti 15.081 mozziconi di sigaretta, pari al 46 per cento dei 32.753 rifiuti complessivamente censiti. Le verifiche sono state effettuate attraverso 80 transetti da 100 metri quadrati ciascuno.Allargando lo sguardo a nove anni, dal 2018 al 2026, nei parchi urbani dove sono stati eseguiti 610 transetti per un totale di 61.000 metri quadrati sono stati censiti e raccolti 94.624 mozziconi, pari al 39,58 per cento di tutti i rifiuti registrati, che ammontano a 239.063 pezzi: una media di quattro rifiuti ogni metro quadrato monitorato. Il dato è stato diffuso in vista della campagna Puliamo il Mondo, in programma dal 18 al 20 settembre.
Il dato di Napoli
L’indagine Park Litter di Legambiente Campania ha analizzato undici parchi di Napoli, raccogliendo e classificando 822 rifiuti, con una media di circa 0,6 rifiuti per metro quadrato.I mozziconi rappresentano il 52,4 per cento del totale, 431 pezzi su 822. Per categoria di materiale, la plastica costituisce l’82 per cento dei rifiuti dispersi, seguita da carta e cartone con l’8,8 per cento, metallo al 4 per cento e vetro e ceramica allo 0,73. Le principali aree di accumulo si trovano vicino a panchine, tavoli da picnic e cestini, dove si concentra circa il 38 per cento dei rifiuti.
Perché il filtro è un problema di lunga durata
Il filtro delle sigarette è composto in larga parte da acetato di cellulosa, un materiale plastico non biodegradabile. Legambiente richiama uno studio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II secondo cui i filtri possono frammentarsi progressivamente anche dopo anni dalla dispersione, rilasciando sostanze come la nicotina.Lo studio evidenzia inoltre un secondo picco di rilascio di nicotina e altre sostanze chimiche tossiche a cinque anni dall’abbandono, conseguente alla frammentazione del filtro. Non si tratta quindi di un problema di decoro: il mozzicone è una fonte di microplastiche e di contaminanti che continua a operare per anni.
Cosa dice la legge
L’art. 232-bis del D.Lgs. 152/2006 vieta l’abbandono dei rifiuti da prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi. La sanzione è amministrativa e, dopo la riforma del 2025, l’art. 255, comma 1-bis la fissa da 80 a 320 euro, accomunando i mozziconi agli altri rifiuti di piccolissime dimensioni disciplinati dall’art. 232-ter.Restano fuori i casi di getto dal veicolo, che ricadono nell’art. 15, comma 1, lettera f-bis) del Codice della Strada. Per l’abbandono di rifiuti diversi dai piccolissimi, invece, si applica l’art. 255, comma 1, con l’ammenda penale da 1.500 a 18.000 euro.
L’obbligo dei posacenere, spesso dimenticato
Lo stesso art. 232-bis impone ai Comuni l’installazione di appositi raccoglitori per i rifiuti da prodotti da fumo nelle strade, nei parchi e nei luoghi di aggregazione, e prevede campagne di informazione a carico dei produttori.Il dato di Park Litter sulle aree di accumulo attorno ai cestini suggerisce che il problema non sia soltanto la presenza dei contenitori, ma la loro idoneità: un cestino senza posacenere integrato non intercetta il mozzicone, perché chi fuma non lo getta tra i rifiuti indifferenziati.
La partita aperta: l’EPR tabacco
Il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, ha sottolineato la necessità di strumenti normativi più efficaci e di un decreto ministeriale che renda operativa la responsabilità estesa del produttore per il tabacco, anche alla luce della procedura di infrazione europea in corso sull’adeguamento italiano.La responsabilità estesa del produttore, disciplinata dall’art. 178-bis del D.Lgs. 152/2006, sposta sul soggetto che immette il prodotto sul mercato l’onere organizzativo e finanziario della gestione a fine vita. Per i mozziconi significherebbe che i costi di pulizia, oggi a carico dei Comuni e quindi della tariffa, ricadrebbero sui produttori.
Imprese ed enti: quando il piccolo rifiuto diventa un problema grande
Per le attività commerciali il tema non è marginale. I gestori di locali, stabilimenti e spazi all’aperto sono tenuti al rispetto dei regolamenti comunali sulla pulizia delle aree di pertinenza, e l’accumulo di mozziconi davanti a un esercizio può dare luogo a contestazioni amministrative.Va inoltre ricordato che l’Albo nazionale gestori ambientali prevede requisiti specifici per l’iscrizione in categoria 1 delle imprese che svolgono esclusivamente raccolta e trasporto di rifiuti costituiti da mozziconi di prodotti da fumo: esiste quindi una filiera dedicata, e chi la offre deve essere iscritto.
Il numero da ricordare
Quattro rifiuti ogni metro quadrato, su nove anni di monitoraggi. È la fotografia più efficace del fenomeno, perché non misura le eccezioni ma la normalità dei parchi urbani italiani.Il trend, peraltro, non migliora: dal 2018 la presenza dei mozziconi risulta in aumento del 9,3 per cento rispetto al totale dei rifiuti trovati. Nove anni di campagne di sensibilizzazione non hanno invertito la curva, ed è la ragione per cui il dibattito si sta spostando dagli appelli agli strumenti normativi.
Dott.Ing. Leonardo Di Cunzolo
