Il campionamento del 10 e 11 settembre dà esito rassicurante. Ma per leggerlo bene serve sapere che un limite di legge, per le diossine in aria, non esiste.
Il fatto
ARPA Campania ha diffuso i risultati del terzo ciclo di monitoraggio della qualità dell’aria condotto dopo l’incendio di Taverna del Re. Il campionamento, eseguito dal 10 all’11 settembre 2026, registra una concentrazione totale di diossine, furani e PCB dioxin-like inferiore al valore di riferimento.L’Agenzia segnala che si tratta del terzo ciclo di monitoraggio e rimanda al proprio sito istituzionale per gli aggiornamenti sulle attività in corso e sui successivi risultati analitici. La serie, quindi, non è chiusa.
Che cosa si misura, esattamente
Le tre famiglie di sostanze ricercate dopo un incendio di rifiuti sono le diossine in senso stretto, i furani e i policlorobifenili cosiddetti dioxin-like, cioè quei PCB che presentano un meccanismo di azione tossicologica analogo a quello delle diossine.Il risultato non viene espresso come somma di concentrazioni, ma in tossicità equivalente: a ciascun composto è attribuito un fattore che ne pesa la tossicità rispetto alla molecola di riferimento, e i contributi vengono sommati. È la ragione per cui il dato si esprime in picogrammi per metro cubo di tossicità equivalente e non in semplici microgrammi.
Il punto che la comunicazione pubblica sbaglia più spesso
Per le diossine nell’aria ambiente non esiste un limite normativo. Non è un vuoto casuale: la normativa sulla qualità dell’aria fissa valori limite per un elenco definito di inquinanti, e le diossine non vi rientrano.Il riferimento utilizzato dalle agenzie regionali viene dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che stimano in circa 0,1 picogrammi per metro cubo la concentrazione normalmente riscontrabile in ambiente urbano e indicano che valori superiori a 0,3 picogrammi segnalano la presenza di una fonte emissiva localizzata. Dire quindi che un valore è sotto il valore di riferimento significa che non si rileva una fonte attiva, non che si è rispettato un limite di legge.
Perché i cicli sono più d’uno
Un solo campionamento non dice quasi nulla. Le concentrazioni in aria dipendono dalla direzione e dall’intensità del vento, dalla stabilità atmosferica, dalla distanza del punto di prelievo dalla sorgente e dalla durata del campionamento.Il senso della serie è osservare l’andamento: valori elevati nella fase acuta, decrescenti nei giorni successivi, fino al ritorno ai livelli di fondo. È l’andamento, non il singolo numero, a dire se l’evento ha esaurito i suoi effetti sull’aria.
Quello che l’aria non dice
C’è un limite strutturale di questi monitoraggi che va spiegato ai lettori. La qualità dell’aria torna alla normalità in tempi relativamente brevi; le matrici suolo e acque sotterranee, no.Dopo un incendio di rifiuti restano due questioni aperte più lente: le ricadute al suolo dei microinquinanti, che interessano in particolare le aree coltivate circostanti, e le acque di spegnimento, che possono veicolare contaminanti verso il terreno e la falda. Sono accertamenti con tempi di risposta molto più lunghi di quelli sull’aria.
Il profilo sanzionatorio
Sul piano penale, la combustione illecita di rifiuti è punita dall’art. 256-bis, comma 1 del D.Lgs. 152/2006 con la reclusione da due a cinque anni, che sale da tre a sei anni se i rifiuti sono pericolosi. Il nuovo comma 3-bis porta la pena da tre a sei anni quando dalla combustione di rifiuti non pericolosi deriva pericolo per la vita delle persone o per l’ambiente.Se la combustione provoca un incendio le pene sono aumentate fino alla metà, e l’art. 259-bis aggiunge un aumento di un terzo quando il fatto è commesso nell’ambito di un’impresa o di un’attività organizzata. In caso di contaminazione accertata si aggiunge l’art. 452-bis c.p., inquinamento ambientale.
Il conto più salato: rimozione e bonifica
I residui di combustione cambiano codice EER e richiedono caratterizzazione analitica prima dello smaltimento. L’obbligo di rimozione e ripristino grava sul responsabile ai sensi dell’art. 192, comma 3, con arresto fino a un anno in caso di inottemperanza all’ordinanza (art. 255, comma 3).Se le analisi sulle matrici rivelano superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione, scatta la procedura di bonifica del Titolo V, Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006, con tempi e costi che non hanno paragone con quelli della fase emergenziale.
Come si legge un comunicato ARPA
Tre indicazioni pratiche per chi segue questi eventi. Guardare sempre il numero del ciclo e la data del campionamento, perché un dato di tre settimane fa non descrive la situazione di oggi. Verificare quali matrici sono state analizzate: aria, suolo o acque sono cose diverse.E leggere con attenzione la formula usata: sotto il valore di riferimento non significa entro i limiti di legge, e la differenza non è un tecnicismo. È la distinzione tra un fatto tecnico verificato e un’affermazione giuridica che nessun atto normativo autorizza.
Dott.Ing. Leonardo Di Cunzolo
